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Erasmo Carlini

Erasmo Carlini

“Barca per scimmie”: così l’Italia scoprì il Contender

La storia del Contender in Italia raccontata da uno dei padri fondatori. Bella ricostruzione ricca di aneddoti e curiosità dall'arrivo della prima barca all'inizio dell'Era Bonezzi. A breve pubblicheremo il seguito

Mi è stato chiesto di raccontare come è nato il Contender in Italia. Lo faccio volentieri, ma devo partire da una premessa che riguarda il mio circolo. Il “Costaguta”, come familiarmente chiamiamo da sempre il Circolo Nautico Ugo Costaguta, nasce nel 1898 e fino al termine della seconda guerra mondiale si indentifica con il Cantiere Costaguta, punto di riferimento internazionale nella progettazione e costruzione di yacht a vela da regata, di derive e della olimpica Star. Dopo la fine della guerra il Circolo diventa un punto di ritrovo e luogo di aggregazione per gli appassionati di derive che durante l’inverno si costruivano da soli, in scantinati di fortuna, le loro derive da regata “S”, lunghe quattro metri e mezzo, e le più grandi “U” da cinque metri e mezzo. Nel 1968 il Circolo Costaguta era in piena attività derivistica con i suoi numerosi Flying Junior – allora una deriva molto utilizzata nelle scuola vela, ma anche protagonista di regate di alto livello – con le derive nazionali U ed S, con lo Strale e con gli allora olimpici Flying Dutchman e Finn.

Era proprio il 1968 quando il socio Giovanni Torrielli, bravo velista che regatava con il suo Strale, si presentò al circolo con un rivista inglese in cui si descriveva una delle derive singolo che partecipavano alla selezione dell’allora Iyru per trovare quella che avrebbe sostituito il Finn alle Olimpiadi: il Contender progettato da Bob Miller. Torrielli, entusiasta di come veniva descritto il Contender, espresse il desiderio di autocostruirlo e cercava compagni di avventura. Inizialmente trovò il sottoscritto, allora impegnatissimo finnista, mio cognato Giovanni Piccardo e Ferrando Benedetto. Successivamente mio cognato, che doveva partire per il militare, e Ferrando, che l’anno successivo si sarebbe autocostruito una Jole OK, cambiarono idea e quindi rimanemmo soltanto io e Torrielli. 

Giovanni Torrielli era alle dipendenze della Finsider, braccio commerciale dell’Italsider, oggi Ilva, ed era quasi sempre impegnato all’estero per il suo lavoro di commercializzazione dell’acciaio. Si attivò subito mettendosi in contatto in Australia con Bob Miller per avere i piani di costruzione. Appena ricevuti quei preziosi fogli iniziammo i preparativi per la costruzione dello stampo che doveva servire per realizzare i gusci in legno dei primi due Contender italiani. Allora avevamo un magazzino dove mettevamo durante l’inverno le nostre derive, compreso il mio Finn su cui facevo allora tutte le regate zonali e nazionali: quello stanzone per il rimessaggio divenne la nostra officina, il nostro cantiere.

Stavamo studiando come procedere per fare lo “scaletto”, vale a dire la parte iniziale per la costruzione delle barche, quando intervenne mio padre Pietro Carlini che, dall’alto della sua esperienza, ci tolse dalle difficoltà facendo praticamente tutto lui. Mio papà aveva lavorato per oltre trent’anni nei Cantieri Costaguta e quindi sapeva il fatto suo per quanto riguardava la costruzione di barche a vela da regata ed in particolare, dal 1936 in poi, della classe olimpica Star e di altre derive.

Procedemmo a costruire uno stampo maschio su cui tessemmo due gusci in lamellare di mogano, su tre strati, che poi divennero i due primi Contender. Alla costruzione non eravamo impegnati soltanto noi, ma praticamente buona parte dei soci del circolo che nei ritagli di tempo ci aiutavano in cambio  di un permesso davvero speciale: poter lasciare la firma su ogni tavoletta di tranciato che erano riusciti ad incollare. 

Nel frattempo a Medemblik si svolsero le ultime prove di selezione Iyru e la commissione internazionale presieduta dal nostro olimpionico Bruno Bianchi dichiarò vincitore il Contender che  l’anno dopo divenne classe internazionale.

Torrielli si attivò per ottenere anche l’attrezzatura di coperta, alberi, boma e vele delle nostre due barche. In quel periodo Bob Miller era in società con l’olimpionico di Flying Dutchman Chris Whitworth e si fece portare tutto quello che ci serviva in occasione del Campionato del Mondo FD del 1969 a Napoli. 

Oltre a noi, e dopo la nascita delle nostre prime due barche, si attivarono anche i Cantieri Bianchi&Cecchi di Cogoleto che fecero uno stampo per barche in plastica derivato da un Contender costruito in Australia, il cantiere Poliform svizzero, sempre per barche in plastica, e un imprenditore di Torino che si organizzò per importare dieci scatole di montaggio dall’Australia. Uno di questi kit fu egregiamente montato da Enrico Corradi, un regatante di Salò che avrebbe utilizzato quella barca per moltissimi anni con il numero 33. Intanto, oltre che in Liguria, il Contender cominciava a svilupparsi anche sui laghi e nel Lazio.

Nel 1970 il Circolo Nautico Al Mare di Alassio organizzò il primo Campionato di classe che mi vide tranquillo vincitore. Nel settembre di quell’anno io, Torrielli, che organizzò tutta la trasferta, e Bubi Romanengo del Circolo Nautico Chiavari (I-7) partecipammo al primo Campionato del Mondo ad Hayling Island. I partecipanti erano 45 provenienti da nove nazioni e la classifica vide vincitore l’inglese D. Jobbins davanti all’olimpionico austriaco Hubert Raudaschl e all’australiano M. Alsop. I mie risultati, subito ottimi, culminarono con un secondo posto alla quarta prova dopo che nella mattinata avevo completato la prova gestendo il timone a trapezio con la scotta perché avevo rotto la prolunga… Il giorno successivo però mi bloccò un forte raffredamento che non mi permise di prendere parte alle ultime prove. Nonostante ciò prima dell’ultima regata ero ancora terzo in classifica, terminando poi ottavo nella  classifica finale.

Nel 1971 il primo Campionato Italiano (la classe nel frattempo venne ufficialmente riconosciuta nonostante fosse stata fondata nel 1969 alla presenza, fra gli altri del presidente USVI Beppe Croce e di Bruno Bianchi) si svolse a Diano Marina con la presenza, oltre che degli italiani, di tre inglesi (Deschamps, Allin e Baker) del francese Boutemy (campione del mondo Moth) e dello svedese Bournebush. Anche questo primo campionato fu alla mia portata nonostante la forte partecipazione straniera.

Intanto a Voltri Ottonello ed Eugenio Patrone si autocostruivano sul mio stampo i loro primi due Contender con i numeri 69 e 70 (vi ricorda qualcosa questo numero?), replicando negli anni successivi con altre barche stazzate con i numeri 169, 170 e 171.

Nel 1971 dopo l’alluvione di Voltri che ci portò via buona parte della nostra flotta di derive il Cantiere Bianchi&Cecchi ci venne incontro e Bruno Mantero con il suo vistoso I-36 ed altri, che però non proseguirono nella classe, acquistarono i loro Contender. Successivamente, prima Piccardo e dopo anche Mantero e Marchi, acquistarono le barche Rondar – i vari Musketeer –  che avevano vinto i campionati del mondo con Pitman al timone. Antonio Parodi, che inizialmente aveva acquistato un Rondar dagli inglesi, finì invece per costruirsi uno scafo da solo utilizzando lo stampo del mio I-100.

Nel 1972 Torrielli, che in quel periodo fungeva da segretario della classe con la mia collaborazione, si attivò per lo svolgimento del campionato a Salerno dove nel frattempo si era sviluppata la classe. Vinsi anche quel campionato concedendomi il lusso di non partecipare all’ultima prova.

Torrielli, che aveva ottimi rapporti con il segretario internazionale Freddy Gale e il Chairman Mike Baker, organizzò la trasferta degli italiani al Campionato del Mondo del 1972 a Medemblik. Partecipammo io (non sono riuscito a recuperare la classifica finale, ma penso di essere finito undicesimo) Torrielli, Romanengo, Gigi Pellegrini, Marchi e uno sfortunato contenderista, di cui non ricordo il nome, che perse la vita anni dopo durante una traversata in cabinato. Il Campionato venne vinto dall’australiano Peter Hollis.

Nel 1973 Torrielli riuscì a far svolgere il Campionato del Mondo (valido anche come Campionato Italiano) ad Imperia: a vincere fu di nuovo l’australiano Hollis, ma io fui ancora campione italiano. La barca di Hollis, autocostruita, questa volta rimase in Italia e dopo qualche passaggio di proprietà alla fine degli anni Ottanta divenne il primo contender di Salvi.

Di quel periodo ricordo soprattutto le lunghe trasferte in giro per l’Italia per far conoscere il Contender allora giudicato a casa nostra come una “barca per scimmie”. Gli anni a venire certificarono invece che eravamo all’avanguardia, come dimostra la storia delle vela sempre più segnata dall’arrivo degli skiff. Sempre in quel periodo iniziavano le prime avventure dei windsurf.

Il Campionato 1974 si svolse a Porto Santo Stefano, località scelta grazie all’interessamento e alla collaborazione di Mario Mambro che già dall’anno prima era diventato il trascinatore della classe nella zona laziale.

Nel 1975 il Campionato si svolse a Gravedona e da lì ci trasferimmo in diversi italiani in Svezia per il Campionato Europeo a Stromstad.

Lo sviluppo in Italia si consolidò proprio in quegli anni: a Saronno c’era Fiorentini, a Venezia uscivano i fratelli Morasutti e Ciano Bassetti, a Cagliari Gessa. Nel frattempo Giovanni Piccardo con la mia collaborazione divenne segretario della classe.

Vinsi ancora gli Italiani del ’74 e ’75 mentre il Campionato del 1976 fu appannaggio di mio cognato Giovanni Piccardo che lo vinse a Bracciano.

Il 1977 approdammo per la prima volta a Porto Sant’Elpidio dove si tenne il Campionato Italiano che vinsi davanti ad Emilio Betta e che vide l’inizio di una stretta collaborazione con il circolo che organizzò negli anni successivi una serie di eventi importanti per il Contender, culminati con il Campionato Italiano del 1981 e il Campionato Europeo del 1983.

Nel 1977 ci furono i Campionati del Mondo a Kiel vinti da Pitman a cui partecipai assieme a Betta e a Ottonello e se non ricordo male fu l’unico mondiale a cui vennero ammessi solo concorrenti selezionati dalle varie nazioni.

Il 1978 fu un anno particolare: durante una regata sul lago d’Idro, a Ponte Caffaro, incontrai con il suo Fireball un certo Vito Bonezzi. Vito fu subito attratto dal Contender e mi disse: me lo faccio. Proprio quell’anno avevamo deciso di autocostruire I-112 per mio cognato Piccardo. Vito venne a vedere come procedeva il lavoro e gli fornii i piani di costruzione consigliandogli nel contempo di riempire molto di più lo scafo nella parte prodiera. Allora non lo sapevo ma, in fondo, fu in quel momento che ebbe inizio l’era dei Contender Bonezzi oggi impiegati sui campi di regata di tre continenti. 

Il Campionato del 1979 si svolse a Varazze e lo vinse Emilio Betta che, se non ricordo male, divenne anche segretario della classe. 

Di lì a poco la vita del Contender avrebbe subito un’altra svolta importante: in ballo c’era di nuovo il nome Bonezzi, ma questa volta non si trattava più soltanto di barche. Il 1984 infatti vide l’esordio al Campionato del Mondo di Riva del Garda di un giovanissimo, 14 anni?, Andrea Bonezzi, il figlio di Vito destinato a vincere per sette volte (avete letto bene, sette) il Campionato del mondo. Già, la “barca per scimmie”, quello scafo australiano così bello e impossibile stava per diventatare una barca profondamente italiana.

Lascio quindi a Vito e ad Andrea  la barra per continuare la navigazione nel racconto dello sviluppo del Contender in Italia.

Erasmo

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