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Anonimo Chiavarese

Anonimo Chiavarese

Nazionale di Chiavari: gite e consigli per i non regatanti

Indecisi se andare anche voi alla prima Nazionale dell'anno? Leggete questa guida e cambierete idea: passeggiate, sole, mare e una sfilza di ristorantini.

Passeggiate, farinate e carruggi. Oppure sole, mare e verde, tantissimo verde. Non basta ancora? Allora aggiungo Portofino, Sestri Levante, le Cinque Terre… L’elenco dei motivi per andare con amici, amiche e famiglia alla Nazionale di Chiavari (segnatelo, è il 13 e 14 aprile, la settimana prima di Pasqua) è più lungo della lista di Don Giovanni. Perché se in quello c’erano la magrotta e la grassotta e altre migliaia, qui la scelta rasenta l’infinito. Che se non è quello di Leopardi che abbiamo visto lo scorso anno a Numana, è pur sempre quello che ipnotizzava Montale durante le sue scarpinate lungo i sentieri a picco sul blu (bastano pochi stocchi d’erbaspada / penduli da un ciglione / sul delirio del mare).

Passeggiate

Non ci credete? Allora cominciamo proprio da qui, dalle scarpinate. La prima che vi propongo è sopra Sestri Levante: ci potete andare in macchina ma anche, e più serenamente, in treno o in bus. Nel primo caso vi consiglio di parcheggiare prima di Sestri proprio all’uscita della galleria dopo Cavi: sulla destra c’è un ampio parking sotterraneo che vi consentirà di non snervarvi alla ricerca di un posto introvabile. In alternativa, prendete il sottopasso davanti all’ingresso del porto di Chiavari (quello con la sbarra) e vi troverete davanti alla Stazione ferroviaria dove, oltre al treno, potete prendere un comodo bus.

A Sestri girate liberamente per il vicolo della città vecchia, ma non perdetevi la Baia del Silenzio (venendo dalla stazione è sulla sinistra) perché è un autentico gioiello. Dal vicolo, e prima della baia, parte un sentiero per Punta Manara (chiedete, perché non è facile vedere il cartello). Se pensate di lanciarvi nell’impresa abbiate cura di avere buone scarpe e un po’ d’acqua: non è difficile, ma un po’ faticoso lo è. Potete andare fino in fondo, se siete atleti, o fermarvi quando volete, se siete poeti: la vista, mi ripeto, è mozzafiato.

Un’altra passeggiata, splendida, si trova dalla parte opposta del Tigullio. Lo scorso ottobre, come sapete, una mareggiata ha distrutto, oltre al molo del porto di Rapallo, anche la strada per andare a Portofino, ma la baia più affascinante del mondo (lo so, sono di parte) è ancora più bella se la si raggiunge a piedi dal sentiero interno. Per farlo avete due possibilità: la prima è andare in macchina da Chiavari a Santa Margherita e poi a San Michele di Pagana lungo una panoramica a mezzacosta dalla vista fantastica. A San Michele lasciate l’auto nel parcheggio a pagamento che trovate sulla destra e dal quale parte il sentiero per Portofino (vedi dopo). Se invece optate per qualcosa di più tranquillo andate alla Stazione di Chiavari, prendete un treno e scendete a Santa Margherita. Passeggiate per la città (bellissima anche lei) poi imboccate la strada lungomare, sì proprio quella interrotta dalla mareggiata (ma il crollo è più avanti). Arrivati a San Michele, come dicevo, parte un sentiero, con indicazioni, per arrivare a Portofino lungo un percorso tra alberi e angoli splendidi sopra un mare smeraldo (non sto scherzando…).

Arrivati a Portofino non devo spiegarvi nulla, tranne invitarvi a non perdere la vista dalla chiesa e quella dal faro. Se siete in forze potete andare invece da Portofino a San Fruttuoso, uno dei pochi posti in Italia dove si arriva soltanto a piedi (un’ora e mezza) o via mare: se avete voglia e tempo vale la pena di scarpinare, in alternativa potete salire su un comodo traghetto dal moletto di Portofino. A tale proposito, sappiate che se i piedi entrano in sciopero, da San Fruttuoso e da Portofino potete sempre tornare a Santa Margherita con un rilassante battello: anzi, prendetelo senza indugio perché la costa è uno spettacolo.

La terza passeggiata è ovviamente quella delle Cinque Terre: sì, da Chiavari si arriva facilmente all’inizio di uno degli itinerari più famosi al mondo. Solita Stazione, solito treno, ma questa volta scendete a Monterosso e proseguite a piedi per Vernazza (1ora e 30 minuti), Corniglia (altri 90 minuti), Manarola (un’ora) e Riomaggiore (mezz’ora); in alternativa, scendete alla stazione di Riomaggiore e camminate a ritroso verso Monterosso. Ci vorrà una giornata piena, ma si tratta di una esperienza davvero unica.

Carrugi

Due parole, se permettete, le spendo per la mia città, Chiavari. Ai tempi era un piccolo gioiello citato da Dante per il suo fiume, l’Entella: intra Siestri e Chiaveri s’adima una fiumana bella (Purgatorio, canto XIX). Come tante altre città strette tra mare e appennino, nella seconda guerra mondiale divenne facile bersaglio dei bombardieri americani inviati a demolire i binari che, per motivi geometrici prima ancora che orografici, non potevano che passare lungocosta. Il risultato è una città a due facce: sul mare una Chiavari ricostruita e poco attraente, subito dietro, lontano dai binari e dalle bombe, la Chiavari vecchia, intatta ed elegante con le tre fila di carrugi (vecchio, nuovo e dritu), le case antiche e i bei negozi. Dall’altro ingresso del porto (quello di fronte alla statua di Colombo) parte una strada che si chiama Via Garibaldi: alla fine di questa c’è una piazza dove un tempo si fermavano le carrozze. Lì c’è una reliquia del novecento, il Bar Defilla, punto di ritrovo secolare dei chiavaresi per l’aperitivo prima di cena. Da quella piazza partono i tre carruggi: prendete quello centrale (dritu), pieno di negozi e di struscio, ma se avete tempo percorrete anche gli altri due, meno battuti ma altrettanto affascinanti.

Se però è bel tempo, come credo, vi consiglio di prendere in considerazione anche la Chiavari nuova, quella rifatta: il lungomare, al centro del Tigullio, è semplicemente fantastico: a metà trovate dei bar con tavolini (Nelson Pub, ad esempio) che caldamente consiglio per un giancu al tramonto con olive taggiasche. In fondo, verso Portofino per intenderci, c’è la Piazza dei Pescatori dove sedersi per guardare imbambolati il mare.

Focacce&Pasqualine

Qui si parla di mangiare, ma non ancora di cena. Cominciamo dalla focaccia che per i liguri, come per la farinata, è oggetto di discussioni infinte su quale sia il forno migliore. Trovandovi al porto opterei per Raffo, ex Trombetta: da piazza delle Carrozze, quella del Bar Defilla, andate a destra anziché sinistra (la parte opposta di carruggio dritto, per intenderci) e prendete Via Vittorio Veneto: prima di Piazza Roma, sulla sinistra, c’è un panificio che è un autentico pusher: vende focacce al posto di droga, ma il concetto per noi è lo stesso. Un altro pusher, pardon panificio di gran qualità, è Graglia in Piazza Cavour, ma è un po’ più distante.

Poiché arriverete prima di Pasqua vi invito a non rinunciare a due cose: la prima è la Pasqualina, una torta salata di bieta e ricotta con dentro uova sode e avvolta da diversi strati di sfoglia che in teoria, nessuno lo fa, dovrebbero essere trentatrè come gli anni di Cristo. La considero imperdibile. Il secondo consiglio riguarda i “quaresimali”, dei dolcetti a base di mandorla che vengono fatti solo in questo periodo: li trovate in tutte le pasticcerie (a Chiavari ce ne sono tante): vi consiglio Senno ma soprattutto il fascinoso e novecentesco Copello, il primo a metà di carrugio dritto, il secondo in fondo al carrugio sulla destra.

Per la farinata (che per quel che mi riguarda vale benissimo una cena) la faccenda si fa più ardua, perché su questo punto sono un integralista: l’unico posto al mondo dove si mangia una farinata come si deve è Luchin. Punto. La fa al forno a legno (non gas o elettrico, legno!), bassa, croccante sotto e morbida sopra. Insomma, perfetta. Solita Piazza delle carrozze, ma anziché prendere il carruggio centrale prendete quello dopo, verso il monte: a metà si trova proprio lui, il mitico Luchin. E’ una trattoria storica che ha più di cento anni e che ha due caratteristiche che trovo imbattibili. La prima è che, pur essendo in una città turistica, Luchin è l’unica trattoria che chiude la domenica anziché il lunedì. Il motivo? Essendo un covo di genoani, la domenica non si serve ai tavoli, ma si va a Zena a vedere il Grifone… La seconda caratteristica è che Luchin contiene il meglio e il peggio dell’essere liguri: il meglio è che solo qui mangi come mangerebbe davvero un ligure (verdure ripene, polpettoni di verdura, pasqualina, acciughe ripiene e appunto farinata), il peggio è che… sono proprio liguri: poco pazienti, un po’ scontrosi, molto diretti e mugugnosi. Se a questo aggiungi che mangi su uno sgabello e non paghi poco, potrebbero anche girarti le scatole. Detto questo lo consiglio lo stesso perché, come ho detto, la farinata del Luchin

E la cena?

Indispensabile una premessa: contrariamente a quel che si crede, in Liguria il meglio della cucina è a base di verdure, non di pesce. Il quale, di solito, si mangia bene solo a casa e non al ristorante. Detto questo vi giro una dritta fresca fresca: i miei informatori local dicono che da qualche anno c’è un ristorante di pesce casalingo che più casalingo non si può. Sono marito e moglie, dove lui fa il pescatore e lei cucina solo quello che lui porta quel giorno a terra. Dimenticavo: si mangia a casa loro… Il posto, cioè la casa, si chiama Besugo Innamorato (cell. 393 5733611): io non l’ho provato, ma mi dicono che ne valga davvero la pena.

Detto questo mi lancio con tre proposte. La prima, per dirla in rima, è che dopo il Luchin c’è solo Marchin. Se il primo è il paradiso della farinata, il secondo è il Nobel del raviolo: si trova a venti minuti di macchina ma se volete mangiare dei ravioli al tocco come un ligure comanda c’è solo la Trattoria Marchin (Via Mario Ginocchio 21, Mezzanego. Tel. 0185 336097). Dateci dentro anche con il bis, mentre per secondo vi consiglio una cima, anzi A Cimma come cantava De André, che nonostante il nome non ha nulla a che fare con corde e cordini: è un pezzo di pancia di vitello tagliato a formare una tasca e riempito di verdure e altro ben di Dio.

Qualcosa di più romantico? Voi due soli o al massimo due coppiette? In questo caso vi suggerisco di andare sopra Lavagna a Barassi, dopo esservi fermati nella piazza di Santa Giulia per vedere l’infinito del mare dall’alto della collina: all’Ulivo, se prenotate un tavolo fuori, si mangia su un terrazzino vista mare che è uno spettacolo, ma se fa freddino anche dentro è molto caratteristico. Fatevi consigliare: cucina ligure di terra di gran qualità. (Trattoria all’Ulivo; Via alla Chiesa Nuova 9, Barassi; tel. 0185 390458)

Ancora più romantico? Allora arrampicatevi con la macchina sopra Zoagli verso Sant’Ambrogio e fermatevi, dopo aver prenotato per tempo, alle Due Querce: cucina ottima e vista impareggiabile su Rapallo e Portofino (Piazza Sant’Ambrogio 31, Zoagli; Tel. 0185 52907; www.le2querce.it).

Consigli per gli acquisti

Cose buone da portare a casa ce ne sono in quantità, per questo non sarebbe male portarvi dietro una borsa frigorifera da riempire alla bisogna. Cominciamo dal pesto, dai ravioli e dal sugo: il miglior pastificio, a detta di tutti,  si trova a Lavagna e si chiama Dasso (Via Roma 128, Lavagna. Tel. 0185 393634). Meno buono (si fa per dire) ma più vicino è Barbieri in Piazza Torriglia a Chiavari (Tel. 0185 302484) che oltre a pesto, sugo e ravioli vende delle ottime torte salate di carciofi, di zucchine e di riso. Un consiglio banale: se vi lanciate nell’acquisto di tanto pesto, fatevelo mettere in tanti piccoli contenitori da surgelare separatamente. Quando, di tanto in tanto, li toglierete dal freezer per farvi una signora cena vi ricorderete di Chiavari. E di quella regata che sembrava una vacanza.

 

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