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Anonimo Chiavarese

Anonimo Chiavarese

Al supertattico Mascino il videogame di Follonica

Buchi, salti e vento forte: una regata difficile ma molto bella e divertente. Vince con merito Paolo Mascino davanti a Chiesa e Ferrari

Bella e impossibile. Se il neurone vi rimanda a Gianna Nannini siete fuori strada: gli aggettivi non sono canori, ma tagliati su misura per la Nazionale di Follonica. Che è stata bella, comunque bella (Lucio Battisti) ma anche tosta, difficile, quasi impossibile. Perché regatare con salti di 40 gradi e buchi di 15 nodi (avete letto bene) non è umano. E’ diabolico. Un videogame al livello massimo di difficoltà. Eppure, credetemi, ci siamo divertiti come ricci. E quella del 23 e 24 settembre verrà ricordata come una delle più belle regate della stagione. Il motivo? Leggete e capirete.

Fiato alle trombe

Il primo a intuire che il meteo sarebbe stato particolare è Daniel Chiesa che giovedì pomeriggio, uscito per un allenamento tranquillo e solitario, rientra di corsa inseguito da una tromba marina… Venerdì tacciono le trombe ma non i 25 nodi da sud con frangenti davanti alla spiaggia che suggeriscono di restare saggiamente a terra. La sera ci consoliamo tutti da Santorino con “il miglior polpo della Toscana”: tutti o quasi, perché Daniel ci spiega che “il polpo è troppo intelligente per essere mangiato”. Meglio un san Pietro con le verdure…

Sabato si comincia. Anzi, no. Perché un mare in bonaccia e il temporale all’orizzonte sembrano dire che non si farà proprio nulla. E infatti la barca comitato è fuori da un paio d’ore sotto un cielo sempre più nero. Cominciamo ad arrotolare le vele quando una trombetta annuncia la Delta. Barche in acqua? Sì, perché il temporale – che c’è e si sente – ha iniziato a deviare verso il largo lasciando il campo a una quindicina di nodi da 320-330. Pronti, partenza e… all’ultimo minuto il vento gira a sinistra, tanto che tutti puntiamo come aliscafi sulla boa. L’unico che se ne frega dell’allineamento è Daniel che parte in barca per andare secco a terra. E farà bene. Perché il vento, maledetto, ritorna a 330 o forse più, ma soprattutto rinforza sotto costa e cala al largo. Daniel gira in beata solitudine seguito a distanza da Paolo Mascino, il megapresidente Mazzali e Marco Ferrari che si danno battaglia fino all’ultimo salto, mentre Chiesa vince a mani basse.

Stress e adrenalina

Alla seconda prova il vento cala di poco ma le raffiche aumentano: secche, improvvise e ballerine. A questo punto la strategia è chiara: più che il bordo da indovinare, conta l’errore da evitare. Il più bravo è Paolo Mascino che, con l’occhio tattico del quattrosettantista di livello capisce bene quando virare sullo scarso e quando insistere alla poggia perché sopra c’è meno vento. Il duello questa volta è con Bonezzi e Daniel, seguiti a poca distanza dalla rossa di Ferrari. Vince Paolo ma è davvero una battaglia all’ultimo salto: tanto stress ma molta adrenalina.

Alla terza prova, con la lingua di fuori, vediamo che il Comitato mette il percorso lungo: triangolo, bastone, triangolo. Per fortuna nostra, e delle nostre energie, il vento cala dopo il secondo lasco e la regata finisce alla fine del bastone come le altre. Primo è di nuovo Daniel davanti a Mazzali e Mascvino. Quarto, per la terza volta, il solito Ferrari.

Cotti come polpi

A terra c’è la forza di ordinare una birra ma non quella di parlare: sediamo ai tavoli fissando il boccale pieno a ruminare su come tre prove intense di dentro-fuori, vira e rivira abbiano hanno messo a dura prova schiena, addominali e persino la lingua. Bolliti come i polpi di Santorino. Le cose migliorano la sera quando un tripudio di cozze, vongole, fritto e spada rimettono in sesto palato e batterie con i decibel che improvvisamente esplodono. La classifica intanto dice che primo è Daniel, seguito da Mascino e Marco Ferrari. Finirà così?

Il festival delle scuffie

Domenica si comincia presto perché i meteo, tutti, danno un nordest vivace di primo mattino. Armiamo che non si muove una foglia ma il Comitato – bravi davvero – esce comunque. E ha ragione. Perché in un attimo arrivano quindici, sedici nodi con raffiche, misurate, di venti se non di più. E inizia il festival della scuffia. Prima della partenza si rovesciano Mascino e Bonezzi, mentre Stefano Longhi disalbera per la rottura della landina di prua. Mazzali, che scivola durante la scuffia, picchia la spalla contro il bordo di dritta e si ritira. Lo stesso fa Dario Cornali con il braccio destro che entra in sciopero e si esibisce nel “gomito del tennista” (o del velista?). Nel frattempo si parte. Il vento è più di ieri ma i salti e i buchi sembrano gli stessi: e che altro volevate dopo una tromba marina, una mareggiata a Livorno, 50 nodi di maestrale al largo della Corsica e una bora fresca come una rosa in arrivo da Trieste?
Il più bravo, ancora una volta, è il tattico Mascino che non sbaglia una virata una. Ferrari, finalmente, chiude l’abbonamento con il quarto posto e chiude con un ottimo secondo davanti a Luca e a Daniel.

Alla seconda prova il vento cala a 12-14 ma i buchi e le raffiche sono sempre in agguato. Alla partenza il vento gira a sinistra come alla prima di sabato: Luca Bonezzi tenta il colpaccio in boa ma è troppo precipitoso: per evitare l’OCS fa il giro della boa e riparte. E sarà la sua fortuna, perché puntando come una freccia a terra azzecca il bordo vincente: il vento, che cala all’improvviso, è soltanto da quelle parti. La giuria, vista la mala parata, riduce il percorso al primo giro con Bonezzi che vince davanti a Fezzardi e Orfino. Mascino è ottavo e Daniel addirittura tredicesimo.

Fine dei giochi? Manco per idea, perché il vento, dopo una pausa di riflessione, torna di nuovo vicino ai dieci nodi: niente più Oscar, ma ottimo per una terza, ultima prova. I salti e i buchi, manco a dirlo, sono sempre lì. Chiandussi, che si tiene a sinistra indovina tutto, e gira primo davanti a Casadei e Ferrari. Nel lasco Bonezzi si dimentica che il pompaggio è off-limits: gli fanno girare la barca ma anche le scatole e rientra a caricare. Alla seconda bolina il lato buono è di nuovo a terra e Casadei, tra un salto e un buco, si porta nettamente in testa chiudendo primo davanti a Mascino e Ferrari.

Morale della favola

Vince con merito Paolo Mascino: il più costante (nei risultati), il più rapido (nei salti), il più abile (nei buchi). Insomma, il più bravo. E bravo, anzi bravissimo è stato Daniel Chiesa che, ancora una volta paga la maledizione della domenica: primo il sabato, secondo il giorno dopo. Il motivo? “Sono uno da Parigi-Roubaix, non da Tour: prova secca e via”, dice scherzando alla premiazione. Terzo un ottimo Ferrari che ha pagato duramente l’errore di alzare il rake il primo giorno convinto che non tirasse un alito.

Il paradosso di Follonica

Con quei salti e quei buchi, di solito, avremmo imprecato contro il meteo e pregato la giuria di riandarci a casa o lasciarci a terra. Invece… invece è stata una regata dura e combattuta. Praticamente bellissima. Merito del vento che, nonostante le bizze, non è mai mancato, ma anche del Comitato che è stato impeccabile: preciso nelle scelte rapido nei tempi.

Standing ovation

Il premio Terminator (solo virtuale, perché non c’era una coppa dedicata) va ancora una volta al bravissimo Marco Rodolfo Metalpa che, a classifica rovesciata, è il primo a concludere regolarmente tutte le prove, portando a casa anche un ottimo settimo posto alla penultima prova davanti al vincitore Mascino, per una volta ottavo. Ma la standing ovation della regata la meritano Francesco Ferrigno e Giannandrea Dolfin, anche loro tostissimi Terminator che hanno lottato insieme a tutti noi in condizioni complicate, a volte difficili. Bravi davvero.

Ecco la Classifica:

Nazionale Contender

 

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