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Immagine di Anonimo Chiavarese

Anonimo Chiavarese

Malcesine 2025: il Campionato più pazzo del Mondo

Tre primi a pari punti. Computando i migliori piazzamenti vince l’australiano Mark Bulka davanti a un bravissimo Antonio Lambertini. E Bruno Mantero conquista il titolo Youth. Un Campionato difficile ma bellissimo, con 170 barche e un vento che negli ultimi due giorni ha ricordato a tutti di cosa è capace il Lago di Garda. Una settimana che resterà nella storia del Contender: grande vela, molta tecnica e tantissimo divertimento

Il Campione Mondiale Contender 2025 è per un terzo australiano, un terzo italiano, un terzo inglese. Se pensate a una battuta vuol dire che non siete stati a Malcesine dal 28 luglio al 3 agosto. E mi dispiace per voi: perché vi siete persi uno dei campionati mondiali più tosti, più incerti, più combattuti degli ultimi anni. Insomma, uno dei più belli. Qualcuno lo ha definito il campionato più pazzo del mondo. Non ci credete? Rilassatevi che vi racconto com’è andata.

Prima di tutto l’aperitivo, che in questi casi si chiama Pre Worlds: centododici barche – e scusate se poche – che si presentano al circolo dal 25 al 27 luglio per scaldare i bozzelli e affilare le derive. Tre giorni di regate con tutto il repertorio del vento alto-gardesano: bonaccia il venerdì, Ora debole il sabato e Pelér tosto (28 nodi?) domenica mattina. In questo miscela eolica il più veloce è Marco Ferrari: è lui il re dell’aperitivo, imprendibile nelle tre prove con aria medio-leggera ma capace di resistere il giorno dopo agli assalti dei diversi pesi massimi da ventone, come l’australiano Mark Bulka, l’olandese Pim van Vugt e l’inglese Simon Mussell. Marco finisce sul gradino più alto del podio premondiale lasciando su quelli più bassi ben cinque titoli iridati: i quattro di Bulka e quello del tedesco Max Billerbeck.

Finito l’aperitivo, iniziano le danze. Quelle vere. Lunedì e martedì, 28 e 29 luglio, si balla con le stazze, abilmente organizzate – lo dobbiamo ammettere – dal bravissimo Chris Howe che riesce a gestire il caos di 170 assatanati (avete letto bene, centosettanta!) che girano per il circolo brandendo alberi e agitando derive e timoni. Tutto fila liscio tranne al capannone vele dove la decisione di ristazzare rande già stazzate – ma anche di togliere stecche già cucite – crea una incomprensibile quanto evitabile coda ferragostana.

Tutto è bene quel che finisce bene, soprattutto se la sera, martedì, si va tutti al Castello dei Capitani, splendido palazzo medievale che lascia tutti a bocca aperta: non per il buffet, comunque ottimo, ma per l’incredibile giardino affacciato sul lago. Davvero bello.

(Piccolo ma importante antefatto. Martedì mattina, ultimo giorno di stazze, si tiene la riunione del Championship Committee, un gruppo formato da un rappresentante per nazione e con lo scopo di interloquire con il Comitato di Regata nel caso di decisioni da prendere. Si discute di tante cose, ma anche del vento forte di domenica mattina. I tedeschi in particolare dicono che le loro assicurazioni non copriranno le regate svolte con più di 25 nodi. Sembra un dettaglio, ma tornerà importante).

L’Ora giusta

Mercoledì… beh, mercoledì l’attesa è finita. Entriamo in acqua con i nostri bei nastri in testa d’albero: quattro flotte rosse, gialle, verdi e blu pronte a sfidarsi due per volta. L’Ora, sembra un gioco di parole, è puntuale: prima in punta di piedi, poi con un bel dodici nodi da 190 che presto salgono a quattordici. Nella flotta giallo-blu Ferrari parte male, recupera metro dopo metro, ma chiude solo nono; in quella rosso-verde Antonio parte in centro (ma non bisognava andare subito a terra?) e finisce secondo. In quella di Ferrari vince Paul Verhallen, in quella di Antonio il danese Jesper Armbrust, campione europeo in carica.

Alle 15 l’Ora ci prende gusto e sale sui quattordici fissi, con punte a quindici. Ferrari, adesso giallo-verde, questa volta non sbaglia partenza e chiude primo davanti a un ottimo (sai che notizia) Andrea Bonezzi. Antonio, rosso-blu, è ancora secondo e si prende la testa della classifica insieme a Paul Verhallen, simpaticissimo olandese, che corre su “Millefoglie”, l’ultimo gioiello di legno costruito da Vito. Il campionissimo Bulka, rosso come Lambertini, parte piano la prima (settimo) ma vince la seconda, proprio davanti ad Antonio. E attenzione perché questo, alla fine, si rivelerà un risultato cruciale.

Al Pasta Party vista lago, carboidrati, birra e due premi a estrazione messi in palio da Stefano Longhi, alias Mr Olimpic: uno sconto del 50% e uno del 30% per l’acquisto di una randa nuova.

L’Ora moscia

Giovedì è il giorno dei pesi minimi. Ma questo lo scopriremo dopo, perché alle 12,30 l’Ora si presenta in grande forma promettendo un bis più sostenuto del giorno prima. Mute pesanti, spray top, chi mette la stecca alta da vento (più rigida). Tempo di arrivare sul campo e il ventilatore si inceppa: otto nodi? nove? Di certo non dieci, visto che il Comitato che aveva alzato fiducioso la Oscar ci ripensa e issa subito la Romeo. Vento da 190, no 210, anzi 200: la partenza è un tormento. Sulla barca comitato arrivano gli sbandieratori del Palio di Siena: Avviso, Uniform, no Intelligenza, Oscar, Avviso, Nera, intelligenza, Romeo, Richiamo… Insomma, un vero casino. E non potrebbe essere altrimenti, perché il vento va e viene ma soprattutto si sposta. Lo sa bene Roberto Mazzali che nella flotta rosso-verde gira tutte le boe in primaria solitudine. Tutte… tranne l’ultima, perché il vento a trecento metri dall’arrivo sparisce, salta e si presenta dalla parte opposta. Bob chiude diciannovesimo e la prova la vince l’olandese Rene Heynen. Nell’altra flotta, quella giallo-blu, il più veloce è Max Billerbeck, peso leggero certamente, ma anche velista di grandissimo livello e Mondiale nel 2019. Ferrari, eroe dei Pre Worlds, si becca una Black nella prima prova però vince la seconda. E non è finita, perché nel giorno dei leggeri e degli ex prodieri (quelli con l’occhio lungo per i giri di vento) nelle due flotte si registrano un secondo e un terzo per Adriano Chiandussi (se il mondiale fosse “light” non avrebbe rivali), un secondo per un magnifico Stefano Migliarini insieme a un terzo e un quinto per il giovanissimo Bruno Mantero. Ma la notizia più bella riguarda Lambertini, perché Sant’Antonio in questo frullatore di salti e buchi è l’unico del gruppo di testa a non perderla, la testa. E dopo i due secondi del giorno prima, ecco un quarto e un sesto che gli valgono la cima della classifica. Sì, quando andiamo alla Speck Stube per la cena a base di stinco di maiale, crauti e birra come piovesse, in testa al Mondiale c’è proprio lui: Antonio Lambertini.

Guarda come piove (Vasco Rossi)

Venerdì troviamo un po’ di Pelér al mattino, ma anche tanti temporali che girano. E quando il vento da nord si spegne, da sud non arriva nulla. In compenso arriva la pioggia. Tanta pioggia. E poiché la partenza era prevista alle 13, restiamo a terra sconsolati a guardare le bandiere che indicano un po’ d’aria dal Monte Baldo, no da Campione, ecco il Pelèr che entra… Alla fine quelle che contano davvero, come bandiere, sono l’Intelligenza su A a comunicarci che i giochi per oggi sono finiti. Il guaio è che sono finite anche le prove dei tre giorni di qualifica che si chiudono senza scarto (era previsto alla quinta regata) creando problemi a molti dei più forti che, per un brutto risultato o una Black, escono a sorpresa dalla flotta Gold.

Benvenuti al Nord (Europa)

Già, i nastri in testa d’albero adesso non sono più quattro ma due, come i colori delle flotte delle finali: giallo e blu. Gold e Silver. Causa la bonaccia del giorno prima, il Comitato non ha dubbi: partenza alle 8,30 con il Pelér. E che Pelér. Viste le ochette (il lago è bianco) e le raffiche a 25 (ma nella boa di lasco, sotto le rocce, saranno subito a 28) la decisione è di far scendere in acqua solo la Gold, anche perché un fronte di pioggia forte a nord su Riva, uno bello denso da sud e un po’ di temporali sopra il Baldo e Campione fanno rapidamente capire che potrebbe succedere di tutto, compresa la temibile botta dal Ponale. Partiamo tra tuoni, pioggia e vento. Tanto vento. In questo atmosfera grigia e bagnata da Mare del Nord, quelli più a loro agio sono ovviamente olandesi, danesi e inglesi. E infatti Simon Mussell non fa una piega: cazza tutto, boma al centro e vince due prove su due. Ottimo però il trentunenne australiano Sam Ellis, al suo primo Mondiale Contender, che infila un terzo e un secondo. Bulka fatica con due sesti e Lambertini gli è vicino con un decimo e un settimo. Da segnalare l’inglese Graeme Wilcox che si pensava forte coi deboli (nel senso di venti) e debole con i forti (sempre quelli): niente di più sbagliato, perché in questa tempesta nordica il Campione del Mondo in carica porta comunque a casa un quarto e un nono che lo tengono in alta classifica. Ci sarebbe tempo per una terza prova e magari anche per far uscire la Silver, ma vista l’aria che tira (fischia, se tira) il Comitato non si pone problemi: a terra chi è fuori, a casa chi è a terra.  

Alla sera, davanti a tutti, c’è ancora Antonio. Cena di “gala” (vabbè, buffet) e tutti a letto presto perché il giorno dopo ci sarà battaglia. E, a detta di tutte le previsioni, un bel sole con tanto Pelér.

Sole e Pelér: what else?

Al mattino, saranno le sei, le persiane sbattono e il mio Barry si nasconde sotto il letto. Insomma, là fuori soffia che è una bellezza. E il sole non ha ancora scaldato le rocce. Al circolo guardiamo un po’ preoccupati il lago bianco e intanto ci vestiamo come a dicembre: long john invernale, tre o quattro strati sopra, il tutto accompagnato da un ottimo spray top. Anche questa volta esce soltanto la Gold, poi si vedrà. Arrivare sul campo non è facile, perché appena ti rilassi ti ritrovi deriva all’aria. E la regata inizia prima della regata.

Il più tosto in queste condizioni, come altro definirlo, è l’olandese Pim van Vugt che si toglie la soddisfazione di battere persino Sua Maestà dei Ventoni, al secolo Simon Mussell che chiude “solo” secondo. Terzo (attenzione) è Mark Bulka che si avvicina così a Lambertini che chiude decimo. Bravissimo Ferrari che timbra un ottimo sesto. 

Alla partenza della seconda prova, l’ottava del Mondiale, il vento sembra calare, ma è solo un’impressione: perché a mano a mano che il sole scalda, il ventilatore carbura che è una bellezza. Si parte in boa o centroboa con bordo unico tirato fin quasi alle rocce dove tira ancora di più. Nessuno molla perché tutti sanno che i giochi si decidono qui e ora. Alle spalle si sente Soren imprecare perché è coperto, anche Bulka non è partito bene, mentre Antonio è alto e libero: buon segno? Mussell questa volta non sbaglia e cammina come un treno: chiuderà primo davanti a Wilcox, quello che non andava con l’aria forte… Antonio è quinto e la bella notizia è che chiude davanti a Bulka, sesto. E’ fatta? Nessuno lo sa. Perché la matematica non sarà un’opinione, ma fare i conti con un vento che sfiora i trenta e in cui succede di tutto è francamente impossibile.

Quanto fa un Mondiale diviso tre?

Si torna a terra e si tirano i fuori i telefonini aspettando di leggere in diretta le classifiche della Fraglia. E quando alla fine arrivano, le mascelle cadono: Antonio 36, Bulka 36, Wilcox 36… Tre primi a pari punti. Una triplice parità non è mai successa nella storia del Mondiale Contender, ma forse di nessun Mondiale. E ora che si fa? Come se ne viene fuori? Inizia il computo degli scarti, dei migliori risultati, di quelli peggiori. Alla fine la soluzione è molto semplice, purtroppo: Bulka ha vinto una prova, gli altri due no. E’ lui il Campione del Mondo 2025, davanti ad Antonio, ottimo secondo, e a Graeme Wilcox che chiude terzo. Nel suo discorso in cima al podio l’australiano, commosso, dirà che si è trattata della vittoria più difficile della sua lunga carriera. E che il premio, quella fantastica targa d’argento che ha già appeso per ben quattro volte alle pareti di casa, andrebbe tagliata in tre: “Perché ho grande considerazione di Antonio e Graeme: sono stati bravissimi e meritano quanto me di ricevere questo premio”. Bravo Mark. E bravo Antonio che ha sfiorato l’impresa: che fosse forte con vento medio e leggero lo sapevamo, ma a Malcesine è riuscito a camminare velocissimo anche con il vento forte. Se non fosse stato per l’ultimo bordo, quando per marcare Bulka ha lasciato andare Richard Batten ha perso il punto più prezioso, quello che gli avrebbe permesso di vincere il suo secondo Mondiale dopo quello in Florida del 2012. E bravo, bravissimo Graeme Wilcox, che dopo aver vinto a febbraio a Pensacola, negli Stati Uniti, il titolo che valeva per il 2024, ha rischiato seriamente di portarsi a casa anche quello del 2025: se solo non avesse scuffiato alla penultima prova…

Ma tra i tanti “se” aggiungiamo qualche certezza. La prima è che Stuart Jones, già due volte campione del Mondo, ha vinto il titolo Grand Master, cioè sopra i 65 anni, mentre quello Master (over 50) è andato proprio Bulka che è davvero forte, ma non più giovanissimo. La seconda è che la danese Olga Henneberg (vincitrice di una prova al Pre Mondiale) ha vinto il titolo femminile davanti a una bella flotta di dieci ragazze che, ovviamente, speriamo continui a crescere. La terza certezza, la più bella per noi, è che il titolo Youth, quello per contenderisti sotto i 24 anni, è andato a Bruno Mantero che di anni ne ha solo 22 ma di futuro da riempire di successi ne ha moltissimo. Domenica sul podio, però non è salito lui, perché per un errore nella classifica il titolo e gli applausi sono andati alla persona sbagliata. Lunedì la retromarcia: dopo aver controllato classifica ed età si è visto che il titolo andava di pieno diritto a Bruno, 49esimo, anziché all’olandese Remco Riesthuis, 104esimo. Tre campioni mondiali a pari merito e uno a scoppio ritardato. Il Campionato più pazzo del Mondo.

 

CARTOLINE DA MALCESINE

Il racconto del Mondiale finisce qui, ma non gli appunti del cronista che vi giro in ordine sparso. Eccoli.

You’ll never walk alone

Mercoledì, dopo le prime due regate, Paolo Mascino è nella piazzola sud ad arrotolare la randa. Un olandese lo vede e si avvicina: “No, Paolo no. You are in the Contender Class: you don’t roll your sail alone”. E si mette ad aiutarlo.

Over e Under. 

Difficile dire che Egidio Babbi sia stato una sorpresa, perché il suo curriculum nei Classe A, nei Finn e in tantissime altre barche, dice chiaramente che è stato ed è tuttora un grandissimo velista. Ma vederlo così forte a un Mondiale Contender dopo esservi salito da meno di due anni lascia francamente sbalorditi. Egidio ha sofferto il ventone degli ultimi due giorni, ma ha impressionato per velocità e tattica nei primi due con aria medio-leggera, chiudendo le qualificazioni all’ottavo posto in classifica generale. Dimenticavo, Egidio è del 1957.

Per Bruno Mantero vale quanto detto per Babbi, solo che di anni ne ha appena 22. Va su tutte le barche del globo e quasi mai sul Contender. E questo rende ancora più straordinario il suo risultato a questi Mondiali: il titolo Youth, certamente, ma anche un terzo e un quinto di giornata. E nelle prove con ventone pompava di lasco come non ci fosse un domani. Scuffiava, si raddrizzava, e partiva di nuovo a mille. Aggiungete a questo che è un ragazzo gentile e simpaticissimo. Che dire, un fantastico testimonial per la nostra Classe.

Umore blu

La scelta di mandare in acqua, con il mega Pelér, solo la flotta Gold ha creato diversi malumori in quella Silver. Alcuni hanno cominciato a dire che la scelta fosse dovuta alla mancanza di gommoni, anche se i rib erano ben visibili dentro il porto. La spiegazione sembra essere piuttosto un’altra: viste le condizioni di sabato (tuoni, temporali e fronti di pioggia ovunque) si è preferito mandare in acqua la Gold per fare comunque le prove per assegnar il titolo e per gestire in sicurezza una situazione meteo che avrebbe potuto peggiorare da un momento all’altro (il temuto Ponale). Si tenga presente che nella riunione del Championship Committee, i tedeschi avevano espressamente detto che, per motivi assicurativi, non sarebbero scesi in acqua con venti superiori ai 25 nodi. Infine, sia sabato che domenica, sono stati diversi i timonieri Gold che, davanti a un lago così bianco, hanno preferito rimanere comunque a terra.

Domenica, dopo le due prove ventosissime per la sola Gold, è stata chiamata in acqua anche la Silver, mentre la prima rientrava a terra. Sono state fatte due prove: una con vento sostenuto ma non impossibile, l’altra con aria calante al punto che la regata è stata ridotta al primo giro. Per la cronaca, Matteo Rusticali è finito sul secondo gradino del podio Silver.

C’era una volta la Wave

In attesa del suo aereo per tornare in Australia, Andrea Bonezzi ha scritto un post di riflessione sul Mondiale che è stato molto letto e discusso (lo trovate a questo link). Tra le tante cose interessanti notate da Andrea, una mi ha colpito più di altre: “Una decade fa i più forti andavano solo con CST e Wavelength, oggi tra i primi ci sono vele diverse e alberi diversi”.

Rassegna stampa

Il Mondiale ha avuto una grande copertura mediatica: ottime le foto e i video della Fraglia, ma anche i loro comunicati stampa e le videointerviste (molto belle). Il Giornale della Vela (qui) ha coperto sia i Pre Mondiali che il Mondiale. E sui siti internazionali sono apparsi resoconti lunghi e davvero entusiasti. Il più completo e interessante è quello scritto a quattro mani da Ed Presley e Stephanie Mah, entrambi in regata a Malcesine. Il loro racconto è apparso su YachtsandYachting.com e Sail-World.com e lo trovate a questo link

 

Foto e video

Si trovano su Flickr a questo link 

 

Interviste

Si trovano tutte su Flickr insieme alle foto (vedi link sopra): qui ne riporto qualcuna

Mark Bulka

Antonio Lambertini

Graeme Wilcox

Soren

Andrea Bonezzi

Olga Henneberg

Simon Mussell

 

Classifica finale

Eccola: Campionato del Mondo Contender 2025

 

Grazie a tutti: è stata una bellissima planata!

E’ stato un periodo entusiasmante, almeno per me, ma anche gratificante per tutti noi. Insieme abbiamo formato un gruppo motivato e determinato, divertente e sorridente. E non mi riferisco solo al Consiglio, ma a ciascuno di voi. Alla Classe insomma.

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